Libri

Croazia, agosto 2016: il momento in cui ricominciai a leggere

Il 1 luglio del 2004 ricevetti in regalo per il mio settimo compleanno il mio primo libro: era una copia de ‘I Monti Pallidi’, una raccolta di miti e leggende sulle Dolomiti. Da quel momento, iniziai a passare tutto il mio tempo libero o giocando con mio fratello e i miei amici oppure leggendo.

Approfittavo di ogni attimo possibile, dall’intervallo a scuola ai viaggi in macchina, pur consapevole che così sarei arrivata a fine tragitto con la nausea, e spesso anche quando avrei dovuto studiare. Ero affascinata da tutto ciò che potevo scoprire tra le pagine di un libro e non vedevo l’ora di potermici tuffare a capofitto, lasciandomi alle spalle la vita quotidiana.

Continuai a leggere una quantità impressionante di romanzi fino all’inizio del liceo, complice anche la mancanza di televisione o di internet in casa. A quel punto le cose cambiarono moltissimo: i miei genitori mi avevano comprato un cellulare, con ben 3 giga di internet al mese, e smisi lentamente di leggere tanto come prima. Certo, divorai con la stessa velocità sia Harry Potter che Twilight, ma il numero di libri letti nei primi due anni di liceo è drasticamente basso in confronto agli anni precedenti, e non per colpa dello studio (quello non mi ha mai fermato dal farmi gli affari miei con fin troppa tranquillità).

Poi presi una decisione che mi cambiò la vita in un migliaio di modi diversi: lasciai il Gioberti, Torino e la mia famiglia per andare a finire il liceo in Spagna. Lì era tutto nuovo, inaspettato e fantastico e tra uscite con i compagni di classe e giri turistici per Madrid ridussi il numero di libri letti ai primi quattro volumi de Il Trono di Spade (in spagnolo ovviamente) e pochi altri.

Arrivai così all’estate del 2016. Davanti a me si prospettavano tre mesi completamente liberi da qualsivoglia obbligo (in fondo gli scarsi compiti estivi consistevano in romanzi da leggere per letteratura spagnola del XX secolo e poco altro, niente a che vedere con la mole che avevo durante gli anni al Gioberti. E soprattutto niente matematica o fisica) e decisi quindi di riprendere ritmi di lettura più simili a quello degli anni precedenti. Mi diedi così un obbiettivo: finire almeno un libro a settimana per i dodici mesi successivi. Iniziai subito con uno di circa 600 pagine, perchè meglio puntare subito in alto no?, che lessi in Croazia, mentre ero in vacanza con i miei genitori e mio fratello.

Il vero motivo per cui lo feci era che mi mancava la compagnia dei miei compagni di avventura cartacei ed ero (e sono ancora) convinta che se per un certo periodo mi fossi sforzata di leggere, con il tempo sarei riuscita a riprendere quelli che per me erano ritmi normali e avrei ricominciato a divorare svariate decine di libri al mese, come accadeva durante gli anni precedenti al liceo. Volevo tornare a essere la lettrice accanita di cui la me bambina andava tanto fiera e questo mi parve il modo migliore per farlo.

Nelle settimane successive lessi di tutto, da Asimov a un vecchissimo libro italiano su un processo realmente accaduto, passando per un libro di divulgazione scientifica poco interessante e uno di spionaggio molto figo. Continuai con questa sfida anche in Spagna e fu lì che mi accorsi di quanto fosse difficile, in quel momento della mia vita, riprendere ritmi del genere. Ma nonostante tutto non mollai. Ricordo perfettamente una domenica sera passata sdraiata sul divano, con il gatto Braulio spaparanzato sopra di me, durante la quale finii il Contratto Sociale di Rousseau, stanca morta ma più determinata che mai a continuare a lottare per questo obbiettivo auto-imposto.

C’erano occasioni in cui andavo nella vicina biblioteca del paese per cercare qualcosa, altre in cui pescavo il primo titolo vagamente interessante da uno degli scaffali di libri della mia padrona di casa e mi trovavo in mano cose che non avrei mai degnato di una seconda occhiata in qualunque altro momento: un trattato (molto corto, va detto) sull’imperialismo, una serie di racconti sul calcio, poesie lunghissime e testi teatrali molto oscuri; tutto andava bene pur di raggiungere quell’agognato ’52 libri letti!!!’ scritto sulla mia agenda.

E devo dire che, pur essendosi trattato di un esperimento in un certo senso forzato, funzionò benissimo: arrivata ad agosto 2017 avevo addirittura superato il fatidico 52 di almeno un paio di titoli!

Da allora ho ripreso almeno in parte la velocità di lettura che avevo in passato. Nel 2018 infatti sono riuscita a leggere ben 93 libri; il mio obbiettivo era nuovamente 52, ma lo superai a metà agosto, complice un’estate a casa di un’amica sprovvista di internet e televisione ma dotata di computer, nel quale vidi Captain America: The Winter Soldier almeno 40 volte. A quanto pare quel film, oltre a essere il mio preferito, è anche un’ottima colonna sonora per la lettura.

Quest’anno invece ho puntato fin da subito a un obbiettivo molto più ambizioso: voglio leggere 100 libri.

Considerato che oggi, il primo maggio, sto leggendo il 46esimo, credo proprio di essere sulla buona strada per completare anche questo obbiettivo con un largo anticipo e di poter dire di avere ritrovato definitivamente la passione che i libri scatenavano in me quanto ero bambina e che per troppi anni ignorai quasi completamente a favore di passatempi dei quali non ricordo assolutamente nulla.

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