Libri

Il vuoto da epilogo

Credo non ci sia niente di peggio per una lettrice o un lettore che finire un libro con un cliffhanger e non avere sottomano il successivo.

E’ vero che in questo caso bisogna specificare che tale sensazione possa essere parzialmente mitigata dalle tempistiche di suddetta serie e quelle del lettore: se si iniziano i romanzi a serie finita ci si ritrova solo ad aspettare di dover tornare a casa o passare in biblioteca per prendere il libro seguente, che è MOLTO meglio rispetto a mesi o anni di tortura psicologica (solo parzialmente auto inflitta) passati nell’attesa di venire a conoscenza di ciò che succede a un determinato personaggio. E sì, cari George R. R. Martin e Patrick Rothfuss, sentitevi in colpa, perchè parlo proprio di voi.

Dopo questa lunga premessa, una domanda potrebbe (dovrebbe) sorgere spontanea: a cosa si deve questo mio improvviso interessamento alla spinosa questione dei finali bruschi/a sorpresa/interrotti?

E’ presto detto. Si deve a Vani Sarca, il mio grande amore platonico. Più precisamente, al quarto libro della serie, La scrittrice del mistero, e le mie pessime abitudini di uscire di casa con un solo libro.

Certo, si può discutere sul fatto che, in realtà, lasciare casa con almeno 200 pagine scritte sia un’ottima abitudine e lungi da me negarlo; il problema si presenta quando si accumulano una serie di circostanze che rendono 200 pagine (332 in questo caso in particolare) troppe poche.

Tali congiunture sono le seguenti:

-l’ostello è occupato quasi del tutto da una scolaresca, limitando il numero degli arrivi a due;

-le chiamate e email a cui rispondere, per quanto arrivino SEMPRE nei momenti meno opportuni, non richiedono più di una mezz’oretta di lavoro e sono poche, dato il giorno infrasettimanale;

-la serie di Vani Sarca la divoro. Letteralmente. Per tutti e quattro i libri che ho letto non ci ho mai messo più di un giorno, per quanto il numero di pagine si aggiri tra le 330 e le 400 circa. Sono troppo belli e accattivanti e interessanti per permettermi di lasciar passare una notte intera tra una parte e l’altra, quindi sapevo già che avrei finito anche questo, il quarto, entro l’orario di chiusura. Cosa mi abbia spinto a pensare che, in un giorno tranquillo come oggi, non avrei avuto tempo di iniziare anche il quinto e ultimo romanzo è un vero mistero.

E questo è il problema.

Ho letto il libro con la solita gioia e passione made in Vani, e nonostante i check in e un paio di chiamate, l’ho finito verso le otto. Il che non sarebbe negativo, se non fosse per un piccolo particolare: il finale. Il maledetto epilogo. Chiunque abbia inventato il concetto di cliffhanger, ti cercherò, ti troverò e ti pentirai amaramente di averci anche solo pensato.

Mettendo da un lato quanto poco io sia convincente come Liam Neeson, in questo caso l’epilogo apre una serie di possibilità per il libro successivo che non vedo l’ora di scoprire, ma anche mi condanna all’ignoranza per qualche ora di troppo: pur sapendo che il seguito, autografato con dedica, mi aspetta a casa, la mia prima reazione a quell’ultima, dannata riga è stata di urlare a pieni polmoni. La seconda è stata quella di mollare tutto e correre a casa a leggere, seguita rapidamente dalla possibilità di supplicare i miei genitori di portarmi tale libro, ma dato che nessuna delle tre cose era fattibile, mi sono dovuta accontentare di girovagare per la sala comune in preda al rimorso (perchè non ho portato entrambi i libri??????), all’impazienza (Alice Basso del mio cuore, sei crudele a lasciarmi con un finale del genere. Tanto crudele. Se tu non avessi scritto quelle due ultime righe, piene di promesse e minacce e molto altro, io avrei passato le ultime ore molto più tranquillamente. Uffa.) e alla voglia di leggere, più forte che mai. Sono piuttosto sicura che se qualcuno mi avesse vista mi avrebbe presa per una tigre in gabbia o qualcosa di simile. Dannati epiloghi. Uno pensa che siano la perfetta conclusione, che tutto è bene quel che finisce bene, happy ending e tanto amore targato Disney, e invece….

Parlando di finali, l’unico possibile per la mia serata sarà quello di passarla sveglia a leggere, con una tazza di tè e tanto sonno come compagnia.

Tutto sommato, poteva andare peggio.

Credo.

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