Libri

Cose incomprensibili | “Imparare dall’esperienza” Edition

Sono una testa dura, durissima. Non solo non imparo dai miei errori, anzi, li ripeto allegramente e consapevolmente, per poi maledirmi, piangere sul latte versato e ricominciare il processo da capo, come se nulla fosse. Ci vuole un tipo speciale di scemenza per riuscire così bene in tale ciclo e non ho problemi ad ammettere di esserne la campionessa rappresentante alle Olimpiadi Delle Teste Di Cavolo.

Vi faccio qualche esempio, così, preso a caso dalle mie giornate tipo.

-Non so dosare il peperoncino. O meglio, so che ne metterò sempre troppo. A me il cibo piace piccante, quindi sono sempre pronta ad aggiungere spezie di tutti i tipi ovunque, ma con il peperoncino le cose vanno a finire sempre nello stesso modo: esagero. Non importa dove io sia, se a casa, in ostello o al ristorante, io ne metto sempre tantissimo. Deve essere perchè sono sempre preoccupata che possa non essere abbastanza forte per me, quindi ne uso in quantità industriali, per ritrovarmi sempre con il naso che cola, la bocca che brucia e gli occhi pieni di lacrime. Che meraviglia.

-Questo argomento l’ho già affrontano (piuttosto esaustivamente) qui, ma lo riporto brevemente anche in questo articolo, perchè questa è l’ennesima esperienza che non ho ancora imparato. Esco sempre di casa con un solo libro. Come già detto, avere sempre un romanzo con sé non è una cosa negativa, affatto, ma ho perso il conto di tutte le volte che, una volta finito il libro che avevo con me, mi ritrovo a passare ore senza fare nulla, fissando la finestra, che fosse nel vuoto dell’ostello o in aereo o in aeroporto o a Narnia, non importa. Quello che conta è che, una volta superata la metà del romanzo che sto leggendo, dovrei portarmene un secondo, punto e basta.

-Per fortuna questo non si applica più alla mia vita quotidiana, il che non toglie che, per tutti gli anni di scuola, mi sono sempre trovata a studiare all’ultimo. Che fosse per una verifica, una lezione particolarmente complicata o la maturità, ho SEMPRE fatto tutto all’ultimo. Ogni volta dicendo che sarebbe stata l’ultima, ogni volta dannandomi in settanta lingue diverse, 27 delle quali di incerta origine, ogni volta programmando tutto per la volta successiva. Non è servito mai a nulla. Certe volte sono convinta di essere un caso perso, poi mi ricordo che in un modo o nell’altro alla fine me la cavo sempre e allora lascio stare tutto quanto e ricomincio a perdere tempo.

-Sono consapevole del fatto che il tempo a Torino, ad aprile e maggio, passa costantemente dal caldo al freddo e pioggia e vento nel giro di pochissimo, eppure per me la primavera significa che fa caldo, quindi smetto di usare le giacche quasi da un giorno all’altro. Chissene se le previsioni parlano di sbalzi di temperatura di una decina di gradi, quando arriva la primavera le felpe vengono sostituite da magliette e canotte e i giacconi da felpine o camicie, e chi s’è visto s’è visto. Per il momento non mi sono ancora ammalata, quindi forse non sbaglio più di tanto, ma per sicurezza dovrei smetterla. Dubito che succederà, in ogni caso.

Entrare in libreria significa uscirne con il portafoglio o la carta di credito troppo leggera, eppure non riesco a trattenermi. Ogni volta ci casco come se fosse la prima.

Il giorno in cui imparerò qualcosa e riuscirò a ripeterla nella mia vita quotidiana avviserò la stampa internazionale, promesso. Per ora mi limito a riderci su, tanto le cose alla fine mi vanno sempre bene.

Che gran culo che ho.

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