Libri

Non parliamo abbastanza di Fratello Cadfael ed Ellis Peters

Si era nell’anno 1138 della fruttifera incarnazione di Nostro Signore, il mese di dicembre era iniziato da poco, e il monaco erborista fratello Cadfael, quella particolare mattina, si accingeva a presenziare al capitolo nella più perfetta pace della mente, disposto a mostrare tolleranza perfino nei riguardi del modo noioso e pedante in cui fratello Francis leggeva le scritture, nonché dei tortuosi arzigogoli legali di fratello Benedict l’amministratore.

Incipit de ‘Il cappuccio del monaco’, 1980

Una delle mie serie preferite di tutti i tempi è sicuramente quella di Fratello Cadfael. Scoperta grazie a una delle maestre di mia mamma durante la lontana estate del 2009 (più o meno), mi innamorai immediatamente dei personaggi e dell’ambientazione: sebbene non sia una grande fan dei romanzi storici, Ellis Peters e il suo Cadfael mi conquistarono dopo un paio di pagine.

L’autrice

Edith Mary Pargeter, vero nome di Ellis Peters

Nata nel 1913, Edith non frequentò mai l’università, ma iniziò a scrivere da autodidatta a partire del 1936. Durante la Seconda Guerra Mondiale si arruolò nel Women’s Royal Naval Service dove ebbe un posto nell’amministrazione ed ottenne il titolo di ‘petty officer’, equivalente al grado di sergente.

Con il suo Death and the Joyful Woman, pubblicato nel 1961, nel 1963 vinse l’Edgar Award, premio concesso dall’organizzazione Mystery Writers of America per la miglior opera horror, giallo o thriller. Esso fu seguito dal Silver Dagger Award nel 1980 per ‘Il cappuccio del monaco’, terzo volume della serie di Fratello Cadfael, il Carter Diamondo Dagger nel 1993 e la medaglia come Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico per la Letteratura l’anno successivo. Dal 1999 al il CWA Historical Dagger venne rinominato Ellis Peters Historical Award in suo onore.

Ciò che la rese mondialmente famosa fu però la serie di Fratello Cadfael, pubblicata tra il 1977 e il 1974 con lo pseudonimo di Ellis Peters. La saga conta ben 20 romanzi e tre racconti brevi e viene spesso descritta come la serie che rese popolare il giallo storico, sebbene non fu l’opera che originò il genere.

Da questi libri vennero inoltre tratti ben 5 drammi radiofonici prodotti dalla BBC, uno spettacolo teatrale con Gareth Thomas nella parte del protagonista e una serie TV con Sir Derek Jacobi nei panni di Cadfael.

Le opere: Ispettore Felse, altre

Chiusa la parentesi sull’autrice, mi voglio concentrare sui suoi libri: oltre a quelli di fratello Cadfael, infatti, ne ho letti alcuni anche della sua seconda serie più famosa, ovvero quella dell’Ispettore Felse, formata da tredici romanzi e pubblicata a partire dagli anni ’50. L’ispettore inglese, spesso aiutato dalla moglie e dal figlio, si trova a dover risolvere misteri di tutti i tipi; uno dei miei preferiti è L’uomo che non sapeva uccidere. In questo romanzo Bunty, la moglie dell’ispettore, conosce un giovane ragazzo che nasconde un cadavere nella sua macchina. Sebbene tutti lo credano colpevole, la donna è del parere opposto e si trova, suo malgrado, coinvolta in rapimenti e fughe contro il tempo, cercando anche di dimostrare l’innocenza del giovane.

Death and the Joyful Woman, tradotto in italiano come ‘Un brindisi con l’assassino’, è il secondo romanzo di questa serie, nonché quello che le valse l’Edgar Award.

Scrisse anche una trilogia sulla Seconda Guerra Mondiale, una serie di quattro romanzi su Llywelyn ap Gruffudd, ultimo principe del Galles, tradusse poesie dal ceco e scrisse alcune sceneggiature per la serie su Fratello Cadfael e per la serie The Unforeseen del 1960, a tematica soprannaturale.

Fratello Cadfael

Erano insieme nella capanna di fratello Cadfael, nell’erbario, il pomeriggio del venticinque maggio, e discorrevano di alti affari di Stato, di re e imperatrici, e delle contrastanti vicende che affliggevano gli irreconciliabili contendenti al trono.

Incipit de Il pellegrino dell’odio

Eccoci giunti finalmente al cuore di questo articolo, ovvero il mio frate preferito, Cadfael.

Cadfael ap Meilyr ap Dafydd, nome completo del protagonista, è un baldo giovanotto gallese quando, nel lontanissimo 1096, decide di partire per la Prima Crociata in Terra Santa. Se all’inizio pianificava di andare laggiù, vincere e tornare rapidamente in patria per sposarsi con la sua amata Richildis, nel bel mezzo del viaggio decide di imitare un po’ Ulisse e si prende una sbandata per Miriam, Antiochese? Antiochiana? doc e resta con lei per qualche annetto. Il tempo passa, i fiumi scorrono sotto i ponti e Cad prende una decisione: lascia Miriam (la quale ha avuto un figlio proprio da lui, ma il futuro monaco non lo sa, non fatemelo sentire troppo in colpa) e inizia a gironzolare qua e là, conosce e ama un paio di altre belle donne e, nel 1114, torna finalmente a casa, in Inghilterra.

Ora, piccolo problema. Richildis non è Penelope e in quei 18 anni si è sposata, altro che tessere tele infinite. CadBoy però è una brava persona, quindi non si arrabbia con lei (non ne ha nemmeno il diritto) e decide in entrare nell’esercito. Fast forward a sei anni dopo, quando Caddie si rende conto che il suo capoccia, un nobile qualunque, ha organizzato il rapimento di un monaco per saldare una questione economica e legale. CadMan però, al contrario del capo, ha una coscienza; libera quindi l’abate e decide di entrare a far parte del suo ordine, quello dei Benedettini. Inizia così a vivere nel monastero, dove si occupa di erboristeria e medicina e risolve omicidi a tempo perso.

L’abbazia di Shrewsbury in tutta la sua gloria

Infatti, a partire dal 1137, l’abbazia di Shrewsbury e coloro che la abitano o hanno a che fare con essa diventano teatro di un aumento drastico nella criminalità locale: un omicidio qui, un rapimento là e ben presto il nostro prode CaddieBoy si trova a vivere l’equivalente di ben 20 romanzi in 18 anni.

Aiutato dall’amico e sceriffo Hugh Beringar, CadDude (non so più cosa inventarmi, si vede?) risolve i crimini che avvengono intorno a lui con calma, intelligenza e una logica e apertura mentale non comuni in un uomo del XII secolo.

Il monaco preferisce infatti ascoltare e interrogare con dolcezza, senza mai spaventare o essere pressante. Inoltre è un ottimo osservatore e usa la sua grande intuizione e logica per capire come si siano svolti gli eventi, piuttosto che correre da una parte all’altra della contea facendo domande inopportune e indagini scomode. Il che non significa che si lasci abbindolare o fregare dal cattivo di turno: sebbene sia sempre pronto ad aiutare e a pregare per le anime dei suoi compaesani, Cads conosce il valore della giustizia e sa bene che una preghiera non basta per assolvere un assassino.

Locandina della serie

Scritta con uno stile chiaro e molto scorrevole, la serie di Fratello Cadfael è affascinante. Descrive un periodo complicato politicamente con semplicità, delinea figure storiche e le fa convivere con personaggi inventati con la massima naturalezza. Si tratta di romanzi leggeri, che si leggono in fretta e con un senso di complicità nei confronti dei monaci e dei loro compaesani: c’è chi causa rabbia, chi provoca compassione, quelli gentili e buoni e ancora chi si approfitta del prossimo o ha delle caratteristiche che lo accompagnano durante tutta la serie. Sono personaggi e situazioni reali, che non risultano forzate o esagerate in nessun caso, nemmeno l’unica volta in cui si parla di un vero e proprio miracolo.

Per chi, come me, non ama più di tanto ne’ i romanzi storici ne’ la religione, è un’enorme e bellissima sorpresa: sono le storie di un frate che, in un’altra vita, sarebbe potuto essere nostro nonno, sempre pronto a raccontare le sue avventure alla nidiata di nipotini seduti accanto a lui, davanti al camino acceso.

8 pensieri riguardo “Non parliamo abbastanza di Fratello Cadfael ed Ellis Peters

  1. Ciao Alix, come avrai sicuramente capito dal mio blog anche io sono una accanita lettrice di gialli e apprezzo molto la serie di fratello Cadfael. Mi piace il modo in cui la Peters ha saputo ricreare l’atmosfera dell’epoca, alternando il dramma della guerra civile e la relativa pace della vita monastica. Senza contare che mancando per forza di cose una componente “scientifica” l’approccio alle indagini è soprattutto psicologico, che è un altro aspetto che trovo particolarmente interessante.
    Come ci siamo scritte nel mio blog, adesso mi metto in cerca di qualche libro sull’ispettore Felse!

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  2. Ti ringrazio, conto oggi di riuscire ad andare in biblioteca (ci sono passata ieri ma era già chiusa perché in agosto fanno orario ridotto); ormai sono davvero ansiosa di leggere almeno un’avventura di Felse! Ti farò sapere l’esito della mia ricerca nei prossimi giorni 🙂

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