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Podcast, a beginner’s guide #2 – Veleno (trigger warning)

Veleno affronta temi di pedofilia, satanismo, abusi su bambini, omicidi e violenze. Se sono argomenti che pensate vi possano sconvolgere, smette di leggere. Prometto che non mi offendo!

Mentre ascoltavo The Clearing, qualche martedì fa, mi sono messa a cercare altri podcast che potessero interessarmi, sia in inglese che in italiano. Due nomi fra tutti spuntavano fra tutti: Veleno, di Pablo Trincia per Repubblica, e Morgana, di Murgia e Tagliaferri, prodotto da storielibere.fm. Li ho salvati entrambi su Spotify e una volta finito The Clearing ho deciso di iniziare Veleno, attratta dal’enorme quantità di riscontri positivi trovati online. Non che Morgana non ne abbia, ma volevo restare sul tema dei delitti, quindi ho dato la precedenza all’inchiesta made in Repubblica.

Veleno si concentra su uno dei peggiori casi di cronaca nera italiana degli anni ’90. Tra il 1997 e il 1998 sedici bambini di Mirandola e Massa Finalese, a partire dal piccolo Dario, accusarono i loro stessi genitori e parenti, così come molti conoscenti e il prete del paese, di pedofilia, satanismo, omicidi e rapimenti di minorenni.

Il caso, conosciuto anche come come il caso dei Diavoli della Bassa Modenese, è assolutamente sconvolgente: i due paesi nel quale si svolge sono piccoli, tutti si conoscono. O almeno così credono: una volta allontanati i primi bambini dalle loro case, le voci delle accuse si spargono a macchia d’olio, così come l’incredulità. E’ davvero possibile che esista una setta di pedofili che costringe i bambini a partecipare a rituali satanici nei cimiteri della zona? E le accuse di abusi sono fondate oppure sono state esagerate e/o peggiorate da qualcuno?

Quello che è certo è che le indagini ci sono state, così come cinque diversi processi. I bambini sono stati affidati ad altre famiglie e non hanno visto mai più i genitori o i fratellini e sorelline rimasti a casa. Nonostante ciò, la maggior parte delle accuse si sono dimostrate infondate: non sono state trovate tracce di satanismo o omicidi, solo qualche caso di abuso domestico. Quindi perché tutti i bambini raccontavano di aver vissuto situazioni uguali? E’ possibile che la colpa non sia da cercare tra gli accusati ma tra coloro che hanno seguito i bambini fin dal primo momento, ovvero assistenti sociali e psicologhe e i metodi da loro usati per interrogare i piccoli?

Commenti

Veleno fa male.

E’ una storia durissima e alla fine dell’ascolto non sai ancora, al 100%, cosa sia successo davvero. Pablo Trincia e Alessia Rafanelli investigano per tre anni in tutte le direzioni possibili. Interrogano gente dei paesi in cui la faccenda ha avuto luogo, poliziotti, psicologhe, provano a mettersi in contatto con i bambini e gli adulti implicati nella storia. Si procurano registrazioni audio, verbali e video dell’inchiesta, dai primi interrogatori fino ai processi.

Dietro il podcast c’è un lavoro enorme, una ricerca accuratissima per cercare di raggiungere la verità, o almeno la versione della storia che più ci si avvicina. Non ci sono vere certezze, solo tante domande e poche risposte. Ma bastano per rendere Veleno un podcast imperdibile: è un’indagine dettagliatissima, interessante e coinvolgente come poche. Certo, ti lascia l’amaro in bocca, perché non importa cosa sia davvero successo o quante persone possano essere state assolte, le famiglie coinvolte non si sono mai più riunite; eppure è una di quelle storie che è importante conoscere, anche solo per evitare di ripeterle in futuro. E’ successo in Italia, è successo altre due volte negli Stati Uniti (vedi i casi Franklin e McMartin) e probabilmente succederà altre volte, ma forse conoscendo com’è andata in passato possiamo evitare di ripetere gli stessi errori in futuro.

***

Potete trovare Veleno sul sito della Repubblica, su Apple Store o su Spotify.

8 pensieri riguardo “Podcast, a beginner’s guide #2 – Veleno (trigger warning)

  1. Come ti ho scritto su Instagram, aspettavo con ansia da giorni di poter leggere questo post. Eppure mi sono preso un giorno di tempo per commentarlo, perché su questioni così delicate non ci si può esprimere sparando le prime parole che ci saltano in mente.
    Parto dal presupposto che casi come quello di Bibbiano o quello che hai raccontato tu non mi hanno aperto gli occhi, perché sugli psicologi ho gli occhi apertissimi da sempre: infatti fin da quand’ero molto giovane mi ero reso conto che, per la loro esperienza in fatto di mente umana e per la fragilità di chi hanno in cura, per loro manipolare psicologicamente i propri pazienti (a maggior ragione se sono bambini) è un gioco da ragazzi.
    Attenzione: non sono così stupido da generalizzare e gettare fango indiscriminatamente su un’intera categoria. So benissimo che, anche solo per motivi statistici, ci sarà sicuramente qualche psicologo che lavora benissimo e segue una rigidissima deontologia professionale. Ma tendenzialmente guardo agli psicologi con la massima diffidenza, e ritengo che ci si dovrebbe affidare a loro soltanto in casi estremi. Sicuramente non con la leggerezza con cui ci si andava fino a 15 anni fa: a quei tempi infatti era diventata una vera e propria moda, chiunque si sentisse un po’ giù entrava in cura con la stessa nonchalance con cui sarebbe entrato da McDonald’s. Poi la crisi ha cominciato a mordere ferocemente, la gente a stento ha avuto i soldi per mangiare, e quindi ha cominciato a spenderli con molta più parsimonia e saggezza. E naturalmente le sedute dallo psicologo sono finite in cima alla lista delle spese da tagliare.
    Chiudo con un’altra precisazione importante: a strumentalizzare i bambini non sono soltanto gli psicologi.
    Lo fa anche la sinistra: ogni volta che le salta in testa di rispolverare lo ius soli, piange lacrime di coccodrillo per i bambini stranieri privati della cittadinanza italiana fino a 18 anni (come a dire: non sappiamo come convincervi razionalmente che una nostra idea è giusta, quindi puntiamo sull’emotività e usiamo i bambini come scudi umani).
    Lo ha fatto anche la destra: dato che il sindaco di Bibbiano era del PD ed era invischiato nella vicenda, gli uomini di quello schieramento hanno avuto gioco facile nel ribattezzare il PD “il partito di Bibbiano”, cadendo così nell’errore che ti dicevo prima, ovvero infangare un’intera categoria per poche mele marce.
    Lo ha fatto anche Alessandro Siani, che quando intervenne come ospite al festival di Sanremo individuò un bambino grasso tra il pubblico e lo prese per il culo davanti a milioni di italiani. Sicuramente Siani sapeva che stava marchiando per sempre la vita di un bambino, ma a lui non importava, ai suoi occhi l’unica cosa che contava era strappare una risata al pubblico, a qualsiasi costo.
    Insomma, l’elementare principio di civiltà per cui “I bambini non si toccano” in realtà è molto, molto meno sentito di quel che si potrebbe credere. E a violare i bambini in modo indelebile, causando in loro un trauma che li segnerà a vita non sono soltanto i pedofili, ma anche tante altre figure che operano in modo più subdolo ma non per questo meno ignobile o pericoloso, anzi. Per questo è importante vigilare con la massima attenzione sui nostri bambini e su chiunque si avvicini a loro, e condannare con la massima severità (a livello morale prima ancora che giuridico) chi si serve di loro per i motivi più disparati. Da quel che ho letto l’inchiesta di Pablo Trincia è utile ad entrambi gli scopi, quindi gli sono molto grato.

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    1. Sono completamente d’accordo sulla pericolosità che certe persone, troppe purtroppo, possono rappresentare per i più piccoli. I bambini si fidano istintivamente delle figure autoritarie, siano esse genitori, insegnanti, preti, assistenti sociali o parenti e amici di famiglia, e molta gente se ne approfitta, spesso rovinando così interi aspetti della loro vita se non il loro futuro in generale. Non condivido invece la tua opinione sugli psicologi: non credo che debbano essere consultati solo in casi estremi, sostengo anzi che possano aiutare moltissimo a superare anche situazioni considerate più ”normali”. Ognuno di noi reagisce in modo diverso davanti a perdite di amici o familiari, rotture, litigi, malattie e difficoltà in generale, e per certe persone, me compresa, avere a disposizione qualcuno preparato professionalmente per aiutare a superare il momento difficile è fondamentale. Nell’ultimo anno ho lavorato con una psicologa una volta a settimana circa e non potrei esserne più felice: mi ha aiutato moltissimo a crescere, conoscere e accettare me stessa e affrontare il resto del mondo nel modo migliore possibile. Fosse per me, tutti dovrebbero considerare la possibilità di fare almeno un paio di visite, anche solo per conprendersi meglio. Non nego che sia un processo molto caro che non tutti possono permettersi, ma io lo considero una delle mie priorità.

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      1. Sono convinto che anche lei sia molto contenta di vederti, perché chiacchierare con te è sempre un piacere anche solo su WordPress o su Instagram, figuriamoci di persona. Buon fine settimana! 🙂

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