Avventure in ostello

Italiani in ostello: allacciate le cinture perché ne vedremo delle belle

Noi italiani siamo un popolo complicato.

Ci sono quelli simpatici, quelli insopportabili, quelli che diventano subito i tuoi migliori amici e ancora gli juventini, gli appassionati di cucina, moda, arte, canne e molto altro. Insomma, di tutto. Spesso e volentieri, per quanto possiamo essere appassionati e rumorosi e amichevoli, siamo molto sopra le righe. Non che il resto del mondo non lo sia, ma provate a dire al primo sconosciuto che incontrate mentre siete in viaggio all’estero che siete italiano e vedrete come reagirà imitando il nostro accento, i gesti e i discorsi sul cibo (su quello abbiamo ragione sempre e comunque, c’è poco da fare).

Ma cosa possiamo dire degli italiani che incontriamo qui, nella nostra stessa madrepatria?Non so voi, ma io potrei scriverci un romanzo dello spessore de L’Idiota, almeno dal punto di vista del numero delle pagine.

Papà sostiene che gli italiani, almeno quelli meno giovani, non siano abituati a viaggiare e soprattutto a stare in ostelli, perciò non sempre sono pronti a dividere le camere e spazi comuni con turisti sconosciuti. Il discorso ovviamente non vale per tutti, ma molte volte ci è stato chiesto perché non ci fossero fiori nella stanza, cioccolatini sul cuscino, pasti e molto altro, il tutto per circa 27€ a notte. Insomma, molte persone si aspettano un trattamento a cinque stelle o più pagando poco. Vi faccio un esempio.

Un annetto fa, una signora (milanese credo) aveva prenotato un letto nella camera da quattro per tre notti. Eppure, una volta arrivata, voleva avere tutta la camera per sé. Voleva pagare 25€ e non dividere la camera con nessuno; quando le ho spiegato che le cose non funzionano così, che se vuoi la stanza tutta per te devi pagare per tutti i letti, lei si arrabbiò moltissimo perché non l’avevamo avvisata quando era stata fatta la prenotazione (fatta da un povero ragazzo che era lì con lei e che sembrava soffrire moltissimo in quel momento). Insomma, noi avremmo dovuto scriverle una mail dicendole qualcosa tipo questo:

Buongiorno signora XYZ, 
Lei ha prenotato un letto in una camera da quattro. Questo significa che Lei dormirà in uno dei quattro letti. Gli altri tre verranno usati da altre persone. Lei dividerà una camera con altri ospiti.
Cordiali saluti,
lo staff.

Yikes.

Ci sono poi quelli che vengono con una certa frequenza, che sia per via di un master, per assistere a festival di musica o cinema o per eventi culturali come il Salone del Libro. Diventiamo amici in fretta, chiacchieriamo di tutto e nulla, a volte facciamo una serata insieme a San Salvario o in centro e quando non tornano più perché il corso è finito ti mancano. Certo, si può mantenere il contatto e sentirsi via telefono, ma non è la stessa cosa.

Meritano una nota a parte coloro che vengono spesso per un motivo molto particolare: la Juve. Non sono tutti italiani, anzi, i due che vediamo più spesso sono una signora inglese e un francese, eppure non mancano coloro che attraversano lo stato per vedere la loro squadra ogni volta che possono.

(Quando l’ostello si riempie per una partita, le cose vanno sempre allo stesso modo: ci sono solo un paio di donne, tra cui la super fan inglese, tutti vanno via nel giro di una ventina di minuti, molta gente chiama nella speranza di trovare un posto all’ultimo minuto e l’intero palazzo ‘profuma’ di testosterone, birra e colonia/dopobarba economico.)

A conti fatti, la maggior parte di italiani che incontriamo sono persone aperte, pronte a chiacchierare e chiedere consigli, a condividere un pasto con tutti i presenti e magari anche una serata a San Salvario. Che si tratti di famiglie con bambini piccoli, coppie di tutte le età, gruppetti di amici o viaggiatrici e viaggiatori solitari, spesso e volentieri mi sono trovata a discutere di temi interessantissimi davanti a un piatto di pasta con i nostri ospiti.

Alcuni dei momenti che preferisco del mio lavoro sono proprio quelle volte in cui tutti i presenti, dagli ospiti allo staff, cucinano qualcosa per poi condividere una cena o un bel pranzo chiacchierando tutti insieme, scambiando consigli e storie. Sono in quelle occasioni che l’ostello sembra davvero una casa abitata da un bel gruppo di amici e il lavoro ormai non sembra più un lavoro, ma una rilassante serata in compagnia.

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