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One-Night Books | Navi a perdere, Carlo Lucarelli

Uno dei miei programmi radiofonici preferiti è Dee Giallo. Iniziai ad ascoltarlo quando avevo più o meno quattordici anni ed ero ormai grande abbastanza da poter restare sveglia fino alla fine del programma, che veniva trasmesso alla sera tardi. Era composto da episodi di mezz’ora, durante i quali Carlo Lucarelli parlava di crimini e misteri legati alla musica, alla politica, allo spettacolo e molto altro.

Da O. J. Simpson al Club 27, passando per Charles Manson, Andy Warhol e l’Area 51, il giornalista ha una forza e una voce incredibile, che mi hanno affascinato dal primo minuto.

Così, qualche giorno fa sono passata in biblioteca e ho visto il suo nome su un libro, l’ho preso subito, nonostante ne avessi altri ottomila a casa: la curiosità era troppa.

Trama

Navi a perdere è una breve ma accurata inchiesta su quelle navi che trasportano rifiuti tossici nel Mediterraneo e che, casualmente, finiscono sempre con l’affondare. Solo che le cose non finiscono lì. Quando qualcuno cerca di investigare, le prove scompaiono improvvisamente e gli investigatori muoiono.

Il problema è che non è tanto facile dimostrare le intenzioni dolose dietro a un naufragio. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di indagare sulle società a cui appartengono le navi, sulle rotte che sembrano essere più… colpevoli al momento di causare naufragi (?) o ancora interrogare coloro che hanno salvato gli equipaggi delle navi affondate.

Le provano tutte, coloro che sono incaricati di investigare. Ma non è facile accusare qualcuno quando le prove spariscono ed è ancora peggio ottenere una condanna definitiva.

Questo libro ha però uno scopo ben preciso, che non è quello di raccontare una storia inventata, bensì quello di far conoscere alla gente cosa succede tutti i giorni in quel mare nel quale nuotiamo per tre mesi l’anno. Ci muore troppa gente dopo viaggi terribili in condizioni pietose e altri sciacalli ci scaricano dentro barili e barili di materiale tossico come niente.

Commento finale

E’ bastata la prima riga del libro per farmi sentire la voce di Lucarelli. Ha uno stile tanto unico e chiaro che per tutto il tempo dedicato a questa breve inchiesta (sono circa 80 pagine) mi è sembrato di sentirlo parlare, come se avessi acceso la radio e una nuova puntata di Dee Giallo fosse appena cominciata.

E’ un libro corto, che si legge in fretta, con rabbia e curiosità, perché non si conclude come vorremmo, anzi, non si conclude affatto. La storia continua, le indagini non sono finite, i processi proseguono.

Forse c’è ancora speranza.

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