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Killer Inside: the mind of Aaron Hernandez – Recensione

Cosa spinge un atleta di successo, ricco, con una bella compagna e una bambina appena nata, ad uccidere?

Killer Inside key art. CR: Netflix

Killer Inside, diretto da Geno McDermott, è una docu-serie di tre episodi che cerca di scoprire cosa sia successo durante la vita del giocatore di NFL Aaron Hernandez per arrivare al punto da venire processato per ben tre omicidi.

Tutto inizia quando viene trovato il cadavere di Odin Lloyd il 18 giugno 2013, giovane amico del giocatore; quello stesso giorno Hernandez viene arrestato con stupore di tutto il mondo. Ma le cose non finiscono lì: seguendo vari indizi, la polizia di Boston lo collega anche a due omicidi irrisolti avvenuti nel 2012.

Attraverso una serie di testimonianze di amici e colleghi, il documentario ripercorre l’infanzia di Hernandez, dal rapporto con i genitori ai primi passi nel football semi-professionale nella squadra dell’Università della Florida, i Florida Gators, fino al suo ingresso nella NFL con i Patriots. Una carriera all’apparenza perfetta, con solo qualche nota a piè pagina per la sua indisciplina, che però può essere superata se si sa come affrontarla.

Il problema è che Hernandez ha dei lati oscuri, alcuni conosciuti solo dai suoi amici, altri bellamente ignorati dai colleghi. Stando alle testimonianze, Aaron è capace di diventare violento di colpo, è paranoico, frequenta brutte compagnie e fuma marijuana (che personalmente non considero un problema, ma per un atleta professionista è un’altra storia). E quando viene trovato il cadavere di Lloyd, tutto precipita.

Commenti

Questo è un ottimo documentario. Ricco di interviste di colleghi, avvocati e amici d’infanzia, Killer Inside usa anche i video dei vari processi e le chiamate avvenute in carcere tra Aaron e la compagna per ricreare una storia assurda eppure tanto comune. Tolto lo status da stella dello sport di Hernandez, questo è un caso di omicidio che ha ben poco di unico. Ci sono moltissimi indizi ovunque, le armi e l’auto usata sono facilmente riconducibili al colpevole, i complici parlano con le forze dell’ordine.

Eppure è proprio la notorietà di Hernandez a rendere tanto incredibile il crimine. E non solo perché non ci aspettiamo (quasi) mai di vedere una persona famosa dietro le sbarre per un omicidio, ma perché il crimine in sé e ciò che lo precede fa nascere molti dibattiti e domande.

E’ possibile che la morte del padre abbia scosso a tal punto Aaron da rompere per sempre qualcosa dentro di lui? O il vero colpevole è il CTE (in italiano encefalopatia traumatica cronica o sindrome da demenza pugilistica) e i sintomi di rabbia e gelosia ossessiva che scatena? O la colpa è da dare all’omofobia presente nel mondo dello sport che potrebbe aver costretto il giocatore a sfogare la rabbia e i sentimenti repressi in modi così violenti da culminare in omicidio?

Killer Inside descrive una storia brutale e solleva interrogativi, ma non da risposte, perché nemmeno la scienza è in grado di spiegare cosa sia realmente successo nel momento in cui Aaron Hernandez ha deciso di premere il grilletto.

7 pensieri riguardo “Killer Inside: the mind of Aaron Hernandez – Recensione

      1. Ottima decisione! Comunque The Iceman (uomo realmente esistito) era insospettabile soprattutto per i propri familiari: nell’ambiente malavitoso invece era conosciutissimo, in pratica era un serial killer che facendosi assoldare dalla mafia ha unito l’utile al dilettevole. Grazie per la risposta! 🙂

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      2. Le persone che riescono a mantenere una doppia vita di quel genere sono davvero casi interessanti. Spregevoli, senza dubbio, ma mi incuriosiscono molto.

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