K Drama · Serie e Film

Goblin (Dokkaebi) – Recensione Kdrama

  • Numero episodi: 16
  • Durata episodi: 60/90 minuti
  • Genere: drammatico, fantasy, romantico
  • Anno di produzione: 2016-2017
  • Disponibile su: Viki

Trama

Kin Shin è un generale che servì la dinastia Goryeo (che regnò in Corea tra il 918 e il 1391) ma che, dopo essersi scontrato con il suo stesso re e aver causato la morte di varie persone legate a lui, viene ucciso dal suo braccio destro dietro ordine del sovrano. Prima di morire Dio decide di concedergli una seconda possibilità che al tempo stesso è la sua punizione: Kim Shin viene trasformato in un Dokkaebi o Goblin e non invecchierà né morirà fino a quando non troverà la sua sposa umana e quest’ultima toglierà la spada insanguinata che gli attraversa il petto e che solo lei riuscirà a vedere.

Nel presente, la giovane Ji Eun Tak vive con la zia e i suoi cugini, che la trattano come una serva, stile Cenerentola. La ragazza, rimasta orfana quando ancora era bambina, ha anche un’abilità speciale: è in grado di vedere i fantasmi. Questi spettri le ripetono da anni che lei è la sposa del Goblin, cosa che le permette di avvicinarsi a Kim Shin, che non sembra convinto delle parole della giovane, ma che con il tempo inizierà ad avvicinarsi a lei.

Strettamente legata alla loro storia seguiamo anche quella di Wang Yeo, un Cupo Mietitore che da tempo conosce Kim Shin e che ora si ritrova a vivere sotto il suo stesso tetto come suo coinquilino, e Kim Sun, detta Sunny, la proprietaria del ristorante dove lavora Ji Eun Tak. Questi due personaggi secondari sono legati tra loro da un misterioso nesso che sembra risalire a molti secoli prima ma che potrebbe nascondere molto più dolore e sangue di quanto non sia possibile immaginare.

Commenti

Partiamo dalla storia: la trama, che unisce presente e passato, è relativamente semplice, sebbene gli sbalzi temporali rendano il tutto più complesso e accattivante. Non è difficile seguire il ritmo dell’azione, anzi, i salti temporali permettono di approfondire la conoscenza dei personaggi e spiegano molte delle cose che vediamo avvenire nel presente. Devo dire però che 16 episodi mi sono sembrati un po’ troppi: ci sono certe scene che avrei tolto e altri momenti che rallentano un po’ tutto e che avrei addensato in pochi minuti invece di perderci dietro mezzo episodio.

A parte la lunghezza, il resto del drama è spettacolare; i costumi mi sono piaciuti davvero moltissimo, le scenografie pure, ma è la fotografia e il modo in cui vengono presentate tutte le varie scene che mi hanno davvero colpita. I colori sono molto ricchi e marcati ma in un certo senso sono limitati: vediamo molti verdi, viola e blu scuri, gialli caldi e oro, ma anche molto bianco e varie tonalità di grigio; se invece un particolare deve attirare l’attenzione del pubblico, la maggior parte delle volte quell’oggetto è rosso (la sciarpa della protagonista, il sangue sulla spada, una foglia d’acero, la luce in certe scene… se c’è del rosso è perché dietro c’è un motivo specifico).

Anche l’uso di scene al rallentatore è fatto con molta arte, senza esagerare ma donando importanza a scene chiave della storia. Si vede fin da subito che il budget dietro la creazione di questa serie e coloro che vi hanno lavorato sono di altissimo livello; inoltre la quantità di premi vinti in varie cerimonie e l’enorme audience che Goblin è riuscito ad ottenere sono, oltre che meritatissime, anche un chiaro segnale della bellezza del prodotto finito.

Il cast è spettacolare e tutti gli attori e le attrici principali riescono a portare sullo schermo dei personaggi fantastici, ricchi di sfaccettature e particolari unici. Mi è capitato poche volte di vedere scene così cariche di emozioni eppure svolte con tanta maestria da risultare strazianti senza lasciar percepire falsità o sforzo da parte dell’attrice/attore. Altro particolare che va sottolineato è la capacità degli sceneggiatori di alternare questi momenti più seri e difficili con molti altri esilaranti e leggeri: in questo modo seguire le vicissitudini dei personaggi è più facile.

Fate però attenzione: il fatto che si rida non vuol dire nulla. Perché vi prometto che si piange anche e ci si incazza e si soffre, esattamente come fanno i personaggi sullo schermo.

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