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Maurice, E. M. Forster – Recensione 🏳️‍🌈

Devo ammettere che avevo un po’ di paura, all’idea di leggere Maurice. Non so perché, dato che non conoscevo nemmeno la trama del romanzo, ma credo fosse l’idea che tutti i classici sono ambientati in tempi durissimi per persone omosessuali, e che quindi il libro non potesse essere altro che un mattone con finale degno di Shakespeare. Con mia grande sorpresa, ho sbagliato su tutta la linea: Maurice si è rivelato un libro bellissimo e con un finale che mi ha fatto letteralmente saltare di gioia.

Trama

Maurice Hall è un giovane inglese di buona famiglia, la cui vita sembra essere già stata programmata dalla madre e la posizione sociale: dopo aver finito gli studi all’università, il ragazzo diventerà agente di cambio con un collega del padre, morto da qualche anno, si sposerà con una donna e avrà dei figli.

Ma fin dalla fine del liceo, e i mesi che seguono quel periodo, il giovane si rende conto che le donne non gli piacciono, mentre è sempre più attratto dagli uomini, in particolare dal suo amico Clive Durham. Clive ricambia, e ben presto i due iniziano una relazione segreta che continuerà fino a quando Clive, dopo una lunga malattia, parte per la Grecia e al ritorno annuncia il proprio matrimonio con la bella Anne. Distrutto dal tradimento e dal cambiamento di Clive, Maurice cerca in tutti i modi di trovare una ragione per continuare a vivere e prova addirittura a “guarire” dalla sua omosessualità tramite ipnosi, ma l’incontro con il guardiacaccia Alec Scudder, che lavora nella proprietà di Clive e Anne, stravolgerà completamente tanto i suoi propositi quanto la sua vita intera.

Commenti

Maurice come personaggio non mi è piaciuto molto, almeno per i primi due terzi della storia. E’ confuso, cerca di scoprire se stesso e il suo ruolo, ma nel farlo non si fa problemi a ferire altre persone, siano esse le sue sorelle, la madre, alcuni domestici che licenzia senza motivo, o addirittura Clive e Alec. Capisco come possa essere difficile conciliare l’immagine che uno ha di se stesso con quello che vorrebbe fare della propria vita e quello che invece gli viene imposto, ma non credo che sia una scusa per far star male le persone che abbiamo intorno. Inoltre, tutti i discorsi che fa sull’appartenere a una certa classe sociale e come sia impossibile o assurdo o disgustoso stare in compagnia di gente di altre classi più basse sono davvero fastidiosi da leggere. Ci vuole una bella scossa prima che Maurice si renda conto di quello che conta davvero nella vita, ma una volta che succede e il ragazzo, ormai uomo, inizia a cambiare, il suo personaggio è molto più simpatico (e non mi viene voglia di strangolarlo).

Clive invece è l’opposto. Inizia come un ragazzo poetico, che ama la cultura classica e che non ha problemi a discutere di temi anche spinosi come la religione o l’omosessualità, che ha un’idea chiara di chi è e chi vuole essere. Mi piaceva davvero, poi però si ammala, fa il suo viaggio in Grecia e ritorna nei panni dell’archetipo di uomo che aveva sempre criticato: etero, religioso, politico solo per aiutare se stesso e la propria famiglia e convinto che i poveri gli debbano essere grati (chissà per cosa poi…), schifato dal suo passato con Maurice e codardo. Insomma, ‘na meraviglia.

La tematica delle diverse classi sociali, che come ho detto è sempre molto presente, culmina con il personaggio di Alec, il guardiacaccia della tenuta di Clive. Il ragazzo viene da una famiglia di lavoratori onesti ma umili, ed è pronto a lavorare per il resto della sua vita per vivere dignitosamente. E’ grazie a lui che Maurice inizia a capire cosa sia davvero importante nella sua vita, ma non è un cambiamento facile e immediato: i due hanno alle spalle anni e anni di condizionamento sociale che dice loro come comportarsi l’uno con l’altro, che tipo di rapporto dovrebbero avere un signore e un domestico all’apparenza tanto diversi, e superare tutto ciò ha un prezzo enorme.

Il romanzo mi è piaciuto davvero molto perché parla di cambiamento e di identità, così come di amore e libertà. Vediamo i personaggi crescere e lottare, con se stessi o con il resto del mondo, per capire quale sia il loro posto in esso e se questo posto viene determinato dai loro desideri o se invece sono predestinati a occupare una posizione sociale indipendentemente da quello che vogliono. Nessuno è perfetto, perché gli esseri umani non lo sono; si procede per tentativi ed errori, cadendo, facendosi male, perdendo amici e conoscendone di nuovi, passando momenti bui in cui il dolore sembra essere l’unica costante, per poi scoprire che esiste un modo migliore di vivere, ma che è raggiungibile solo se si lotta per esso. La speranza è una costante all’interno della storia: Maurice spera prima di capirsi, poi di poter amare Clive, infine di trovare qualcosa nella sua vita che lo spinga a non fermarsi, a continuare a lottare. E il finale è un inno alla speranza e la libertà, eppure non manca di presentare ai lettori un sacrificio che va compiuto per poter ottenere quello che i protagonisti vogliono, quasi a ricordare che le cose più belle che si possono ottenere nella vita hanno un costo che va pagato, senza eccezioni.

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