Libri · Recensioni

L’educazione, Tara Westower – Recensione

Uno dei libri che ho comprato l’anno scorso e per il quale avevo enormi aspettative è L’educazione, autobiografia di Tara Westower. Ne avevo sentito parlare su Youtube qualche tempo fa, quando il libro era uscito in America, e mi aveva colpito moltissimo sia la storia sia la copertina, che trovo bellissima. Qualche giorno fa l’ho iniziato, finalmente, e dopo averlo finito ieri notte e averci pensato tutto il giorno sono riuscita a mettere in ordine le mie idee e scrivere questa recensione. Preparatevi, perché è una lettura affascinante come poche.

Trama

La storia di Tara è incredibile. La donna nasce in una famiglia mormone dell’Idaho slegata completamente dallo stato: il padre, paranoico e forse bipolare, è convinto che la fine del mondo si stia avvicinando e obbliga la famiglia a inscatolare un sacco di cibo e vivere con uno zaino per la fuga, nel caso dovessero abbandonare la casa e vivere sulla montagna dove vivono. Inoltre, la religione è il pilastro della vita di quest’uomo, che cita costantemente la bibbia mormone e cresce i figli nella paura del peccato. La madre è una donna sottomessa, che ubbidisce al marito e che pian piano inizia a lavorare come levatrice ed erborista, sostituendo del tutto i dottori o gli ospedali anche negli incidenti peggiori che la famiglia affronterà negli anni.

Tara ha anche un sacco di fratelli e una sorella e il rapporto con loro, soprattutto con il violento Shawn, segna moltissimo la crescita della ragazza, che si trova a subire i suoi abusi (non sessuali, per fortuna, ma psicologici ed emotivi) per anni. Tyler, il fratello numero tre, è invece una grande ispirazione, dato che fu il primo ad andare contro le idee del padre per iscriversi al college (gestito dagli Illuminati, centro di peccato e via dicendo, secondo il capofamiglia), orme che Tara seguì anni dopo, sebbene terrorizzata.

Perché Tara e i fratelli non sono mai andati a scuola e non sono mai stati registrati appena nati, quindi in teoria non esistono, almeno per la burocrazia. Così, una volta presa la decisione di lasciare la casa di famiglia e di non lavorare nella pericolosa discarica del padre, Tara inizia a lottare per ottenere i suoi documenti e, una volta ottenuti, si ritrova in un mondo completamente nuovo. Tara non sa nulla di storia, non conosce l’Olocausto, fatica molto a studiare dato che in casa non l’ha mai fatto e non riesce a fare amicizia con le coinquiline (che corrispondono alle puttane e miscredenti descritte da suo padre per anni). Ogni volta che torna a casa per le vacanze, il padre la forza a lavorare con lui e Shawn la malmena per ricordarle quale deve essere il suo posto all’interno della famiglia e Tara lotta con se stessa per capire se tornare o meno a studiare.

Da quel momento, la vita della donna è complessa e dolorosa. La sua scelta di continuare a studiare rende il rapporto con la famiglia piuttosto burrascoso, dato che mette a confronto le idee religiose e di vita dei genitori con tutto quello che Tara sta scoprendo del mondo, lezione dopo lezione. La donna inizia a scoprire se stessa, cosa ci si aspetta da lei e cosa lei voglia davvero dal suo futuro, scontrandosi con anni di manipolazione e controllo da parte della famiglia. Ma pian piano le cose migliorano, almeno in parte. Tara non è più la ragazzina spaventata, che non si sentiva di meritare nulla se non la discarica e i suoi pericoli: ora sta studiando qualcosa che adora e sta iniziando lentamente a capire chi sia davvero. E pian piano riesce a difendere se stessa e le proprie idee anche con la famiglia, arrivando a prendere una decisione drastica ma necessaria.

Commenti

La forza di Tara è ciò che mi ha colpito di più. Sebbene costantemente in dubbio, divisa tra due mondi opposti tra loro, la giovane donna inizia pian piano a scoprire se stessa e lottare per quello in cui crede, affrontando anche le proprie paure più grandi. Sacrifica moltissimo per se stessa, ma è proprio quello ciò che rende questi sacrifici tanto importanti e significativi.

Lo stile è molto scorrevole, semplice e perfettamente in grado di coinvolgere anche i lettori più scettici; con poche parole, la Westower riesce a rendere visibili non solo le montagne sulle quali è cresciuta e che tanto ha amato, ma anche la sua casa, la famiglia e le scuole nelle quali ha studiato. Spesso dico che è facile vedere con la mente quello che una certa autrice o un autore descrivono; ma in questo caso si tratta di luoghi e persone reali, gente vera, come me e tutti voi. E sebbene non abbia in testa la faccia di suo padre o sua madre, vedo la loro forza, le loro idee delineate con estrema chiarezza. Le scene con il fratello che la attacca sono tremende perché si sente la violenza che trasuda dalle parole scelte, sembra quasi di essere nella stessa stanza, impossibilitati a fare nulla per difendere la ragazzina le cui ossa si stanno spezzando sotto la stretta del fratello più grande. E questo potere incredibile rende il libro molto di più di una semplice biografia: è un ritratto reale, vivido, intriso di emozioni negative e positive che delineano una vita con pennellate decise.

La storia in generale è complessa, dolceamara: la sua lotta è stata e continua ad essere incredibile, ma ciò che Tara si è lasciata alle spalle per diventare la donna che è adesso richiede un’immensa forza di volontà che non tutti possiedono. Io, se mi metto nei suoi panni, non so proprio cosa avrei fatto, non so se avrei trovato la forza di continuare per la mia strada, nonostante tutto e tutti. Tara ha lottato e ha sia vinto che perso. Perché la vita non è bianca o nera, ma una scala di grigi e sfumature.

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