Libri · Recensioni

Finché il caffè è caldo + Basta un caffè per essere felici – Recensione doppia

Trame

In un angolino semi nascosto di Tokyo esiste un piccolo bar nel quale è possibile viaggiare nel passato. Ma per farlo bisogna seguire una serie di regole molto specifiche: bisogna farlo seduti su una sedia particolare, occupata praticamente tutto il giorno da un fantasma; si possono incontrare solo persone che sono già state in passato in quel caffè, la durata del viaggio è limitata al tempo nel quale il caffè che il viaggiatore sta bevendo (e che deve assolutamente finire) è caldo e qualunque cosa venga fatta nel passato il presente non cambierà.

Nonostante tutti questi limiti molte persone decidono comunque di tornare indietro nel tempo per incontrare un’ultima volta parenti, amici o amori passati. Ogni libro copre quattro viaggi, intrecciandosi con la vita della famiglia proprietaria del bar e i loro clienti abituali in episodi bellissimi e commoventi, proprio per la natura immutabile del flusso del tempo.

Commenti

Questi due romanzi sono bellissimi. Innanzitutto trovo l’idea di base spettacolare. I viaggi nel tempo sono un tema che mi piace molto, come ho già detto altre volte; in questi romanzi vengono poi trattati in modo semplice ma ferreo. Ci sono delle regole che vanno rispettate e il presente non cambia, al contrario di quello che vediamo in moltissime altre occasioni. A questo punto viene da chiedersi che motivo ci sia per compiere tale viaggio, ma è qui che il libro diventa poetico e bellissimo.

Ogni personaggio ha una relazione che vuole aggiustare. Come capita a tutti nella vita, i protagonisti dei vari capitoli hanno perso qualcuno: a volte si tratta della morte di un parente, altre di amici persi di vista da tempo, altre ancora amanti separati. Ognuno di essi ha qualcosa da dire o dare alla persona che cercano e, dato che non possono farlo nel presente, sono pronti a tutto pur di farlo nel passato. Il futuro non cambierà, ma compiere questo viaggio aiuta moltissimo i protagonisti nel presente. Non posso dire molto di più per evitare spoiler, ma sappiate alla fine viene data una spiegazione estremamente soddisfacente alla domanda che ci portiamo dietro fin dalle prime righe.

Oltre alla trama, lo stile è un altro particolare che mi ha colpito moltissimo. Toshikazu Kawaguchi riesce a raccontare le sue storie con un linguaggio bellissimo e poetico che commuove i lettori. Le emozioni dei personaggi sono potenti e descritte con molta maestria, cosa che porta chiunque legga a riflettersi nei personaggi, provando gli stessi sentimenti che essi provano, piangendo e amando e gioendo con loro. Poche volte mi è capitato di essere così legata alle sensazioni provate da uomini e donne immaginari, e ancora meno ho pianto tanto come con questi due romanzi (tre volte in 52 pagine, ditemi voi se è possibile! Tra l’altro ero in treno, in quel momento, quindi potete immaginarvi che spettacolo).

Nonostante le lacrime questi due volumi non sono tristi o deprimenti, al contrario: la possibilità di sistemare certe relazioni e le azioni dei personaggi sono sì commoventi, ma anche in grado di portare molta più gioia e pace interiore di quello che si potrebbe pensare.

Perciò, se non avete paura di piangere, se vi piacciono libri poetici e se volete passare qualche ora affezionandovi a personaggi fantastici e le loro storie, normali eppure uniche, leggete Finché il caffè è caldo e Basta un caffè per essere felici: non ve ne pentirete, promesso.

6 pensieri riguardo “Finché il caffè è caldo + Basta un caffè per essere felici – Recensione doppia

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