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Only Murders in the Building – Recensione episodi 1 e 2

Cosa fai quando sei in ostello fuori orario e devi aspettare un ospite che arriva tardissimo? Inizi una nuova serie, ovvio.

Trama

In un bel palazzo dell’Upper West Side, a New York, vivono Charles, Oliver e Mabel. I primi due sono due anziani signori con un passato nel cinema e il teatro, la terza invece è una giovane donna che vive nell’appartamento della zia. I tre scoprono per caso di essere tutti grandi appassionati di true crime e poche ore dopo una cena insieme il gruppetto viene a sapere che uno dei loro coinquilini è morto. Per nulla convinti che si tratti di un suicidio, come stabilito dalla polizia, i tre decidono quindi di iniziare a indagare insieme e di registrare un loro podcast sulla vicenda. Ma la vittima, odiata da tutti, sembra avere un segreto legato a un vecchio crimine che coinvolge anche uno dei tre protagonisti.

Commenti

L’idea di questa serie mi piace davvero tanto. Da appassionata myself di true crime è bello vedere una storia che coinvolge persone con i miei stessi interessi, anche se non so se avrei le palle di superare i cordoni della polizia per entrare nella scena di un crimine e contaminare la scena come fanno i nostri tre moschettieri.

Altro particolare che apprezzo molto sono le personalità dei personaggi: nessuno è piacevole del tutto. Oliver, restato senza lavoro e soldi, fa pena, almeno fino a quando non apre bocca e inizia a dirigere tutti come un regista anche nella vita normale. Charles ha un ego smisurato ed è convinto che il suo passato da attore di un poliziesco di serie B lo renda un idolo delle masse. Mabel invece è stronza, punto e basta. Detto ciò però è impossibile non sentirsi coinvolti nelle loro vite, personali e non. Man mano che li conosciamo iniziamo a capirli meglio e magari sopportarli di più. Se tutto va bene, alla fine saremmo molto più legati a loro di quanto non si possa pensare all’inizio.

Ci sono un paio di cose però che non mi convincono del tutto: la prima è un dettaglio forse più tecnico. In varie scene ho notato qualche errore di continuità; per esempio, un personaggio parla con dei file davanti a sé; nella ripresa successiva, magari da un altro angolo, i file sono da un altra parte, e in una terza ripresa sono di nuovo al primo posto. Niente di gravissimo, ma errori simili, soprattutto se ripetuti, sono piuttosto fastidiosi.

Tutto sommato, la serie mi sta piacendo molto. Gli episodi sono da circa 30 minuti scarsi l’uno (e solo 8 per ora, devono uscire gli ultimi 2), quindi è facilissimo divorarsi l’intera serie in un colpo solo. Io non sono riuscita perché dovevo lavorare, ma credo che recupererò stasera. Ora, se volete iniziare anche voi Only Murders in the Building, chiudete qui il post: voglio parlare di qualche teoria/domanda. Se invece avete già visto e finito tutto, NON FATEMI SPOILERS PLS!!!!!!!!!

Teorie (basate sui primi due episodi!!)

  • Teoria 1: Tim ha qualcosa a che vedere con l’omicidio di Zoe. Perché non ha testimoniato a favore dell’amico, dicendo di aver visto qualcun altro con Zoe come ha confessato a Mabel? Magari è stato lui stesso a spingerla giù dal palazzo, per gelosia o perché innamorato di lei e respinto. E se sa che Oliver sta per uscire di prigione e vuole vendetta, perché non se ne va dal suo appartamento, che Oliver conosce? Ma soprattutto, se è vero che poteva scagionare l’amico, perché non l’ha fatto subito? A meno che non avesse qualcosa di grosso da nascondere…
  • Teoria 2: Brazzos o Mabel mentono. Se è vero che Brazzos vive in quel condominio da 28 anni, com’è possibile che non abbia mai visto Mabel quando era in vacanza dalla zia? Considerato come Mabel, Tim, Zoe e Oliver si intrufolavano dappertutto nel condominio e che Brazzos sembra conoscere (se non di nome, almeno di vista) tutti quanti, com’è possibile che non ricordi Mabel e le sue avventure? Se invece è Mabel a mentire quando racconta i suoi flashback, perché farlo? Che senso ha raccontare al pubblico fatti avvenuti in un luogo diverso?

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