Cronache di crescita personale

La fiera dei cavoli – Cronache di crescita personale #5

Sabato e domenica a Settimo c’è stata la Fiera dij coj, ovvero la fiera dei cavoli. In tale occasione, il centro diventa un mercato a cielo aperto con banchetti e bancarelle di tutto quello che potete immaginare: cibo, frutta e verdura, giochi, libri, lotterie per bambini e via dicendo. Il negozio dove lavoro ha un banco nella fiera e domenica ho lavorato lì.

Non sapevo bene cosa aspettarmi: in negozio i turni sono intensi ma tutto sommato tranquilli, e soprattutto l’atmosfera è rilassata ed è possibile scambiare quattro chiacchiere con i clienti o ascoltare le loro storie. In fiera mi immaginavo ci sarebbe stato più movimento ma non mi sono creata aspettative o nulla del genere.

Sono arrivata al mattino verso le otto e mezza e abbiamo iniziato quasi subito a lavorare come matti: il banco era lungo almeno una dozzina di metri, coperto di verdura, verze gigantesche, panettoni infiocchettati (e preparare quei fottutissimi nastri è stata un’impresa enorme, parola mia), pizze e focacce e pane di decine di tipi diversi, tutto fatto da noi. Eravamo in tre, per fortuna, ma anche così è stata una lunga e intensa giornata.

I clienti arrivavano a ondate, a volte solo interessati alla verdura e altre alle pizze. Io ho fatto un po’ di tutto, passando da un’estremità del banco all’altro e altre volte stando nel mezzo e facendo cassa. Ma al di là dei chilometri macinati in quello spazio ristretto per servire tutto, ciò che più mi ha inorgoglita è stato il modo in cui sono riuscita a trattare i clienti. Qui nessuno aveva tempo o voglia di mettersi a chiacchierare sul fine settimana passato o cose del genere e moltissime persone non conoscevano il negozio. Quindi, invece di trovarmi davanti a persone più o meno conosciute nel mese passato, ho visto centinaia di sconosciuti. E sono riuscita a parlare con tutti loro.

In quelle ore sono riuscita a spiegare la filosofia dietro il negozio, cosa vendiamo e come produciamo la frutta e la verdura che avevamo sul banco, ma anche le differenze tra i vari impasti dei pani, tra la focaccia e la spianata, i vari tipi di panettone e molto altro. Al di là di tutte queste informazioni più tecniche, sono anche riuscita a scherzare con i clienti, al punto che uno di loro mi ha detto di tenermi il resto della sua spesa (secondo me perché era brillo e convinto stessi flirtando con lui e i suoi amici, cosa non completamente falsa). Mi sono davvero divertita e sono molto fiera di essere riuscita a lavorare con tanta scioltezza e rapidamente.

Sembra forse banale, ma non sempre è naturale passare da una conversazione profonda (una cliente in negozio ci ha messo solo un paio di minuti prima di aprirsi con me e parlare della morte di una suoi giovanissima nipote) a dare consigli su come cuocere il cavolo nero o il sedano rapa (non ne ho idea ma devo comunque inventarmi qualcosa) per poi calcolare quanto resto dare a qualcuno che paga una spesa di 3,77€ con una banconota da 50€ e a metà calcolo decide che una moneta da 2€ ti renderà la vita più facile (balle) mentre le tre persone in coda dietro di lui parlano di vaccini e maschere e green pass e stanno per menarsi per via dei loro diversi punti di vista (okay, sto esagerando, nessuno si è mai preso a pugni, ma almeno così rendo l’idea).

Domenica invece sono riuscita a cavarmela molto bene, se si esclude la confusione della prima ora, quando D1 (il capo) preparava la pizza per i clienti per poi mandarmeli alla cassa per fare il conto mentre D2 (la capa) faceva la stessa cosa allo stesso tempo dal reparto verdura.

In ogni caso, nonostante la stanchezza e la confusione della fiera in generale (che comunque è molto più bella e vivace rispetto al negozio), mi sono divertita moltissimo. E mamma e papà sono anche passati al mattino a comprare un po’ di bagna cauda, facendomi una bellissima sorpresa.

Ho così imparato che questo lavoro, per quanto non sarà qualcosa che farò per il resto della mia vita, mi sta aiutando molto a crescere: oltre a tutto il movimento fisico che sto facendo e le ore passate in piedi, sto imparando a relazionarmi con adulti e anziani in un modo diverso da quello che conoscevo grazie all’ostello. E sto imparando la bellezza che si nasconde nei lavori più semplici e nello sforzo fisico, cosa probabilmente più sorprendente di tutte.

3 pensieri riguardo “La fiera dei cavoli – Cronache di crescita personale #5

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