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Intervista con Emanuela Monti, autrice di Memorie di un’avventuriera

Come probabilmente sapete, qualche settimana fa ho avuto l’opportunità di leggere e recensire Memorie di un’avventuriera di Emanuela Monti, libro che mi è piaciuto davvero moltissimo. Quello che non vi ho detto è che, oltre al libro, la casa editrice Il ramo e la foglia Edizioni mi ha anche proposto di intervistare l’autrice.

Per me è stata una proposta assolutamente incredibile, dato che è un grande passo avanti nella mia “carriera” da blogger. Sono davvero felice di aver raggiunto un obbiettivo che nemmeno sapevo di avere e voglio ringraziarvi per aver dedicato qualche minuto ogni tanto a leggere quello che ho da dire. Magari sembra poco, ma per me il vostro interesse è sempre fonte di orgoglio e soddisfazione. Detto ciò, passiamo alla parte davvero importante di oggi, ovvero l’intervista.

Buongiorno signora Monti, mi chiamo Alice e scrivo sul mio piccolo blog Alix Attraverso Lo Specchio. Per prima cosa la volevo ringraziare per la disponibilità dimostratami nell’accettare di rispondere a questa intervista. Credo sia evidente ma per me è la prima volta che ho una possibilità simile, quindi mi scuso in anticipo per possibili passi falsi. Detto ciò, le faccio i miei complimenti per Memorie di un’Avventuriera: il romanzo mi è piaciuto moltissimo e sono davvero grata a lei per averlo scritto e alla casa editrice IRELFE per avermi dato la possibilità di leggerlo, recensirlo e infine di intervistarne l’autrice.

1- È stato complicato inserirsi nella mente di Aphra Behn per poter scrivere ed esprimersi come lei? Quale crede siano stati gli ostacoli più difficili da superare per potersi immedesimare in lei?
No, non è stato difficile immedesimarsi in Aphra Behn, perché per come ho concepito la sua figura, attraverso le opere e i pochi dati biografici certi, mi sono subito identificata in lei. Non mi sarei appassionata così tanto a questo personaggio se non lo avessi sentito molto affine. Nel caratterizzare Aphra, ho semplicemente fatto ragionare e agire il personaggio come avrei ragionato e agito io, almeno nella maggior parte delle situazioni.
Per quanto riguarda il linguaggio che le ho attribuito, mi sono ispirata al suo modo di scrivere, in particolare ai vivaci dialoghi delle sue commedie di costume per i dialoghi, ai suoi romanzi epistolari per le lettere e ai “novel” per le pagine di diario. Non vi è stata tuttavia una ricerca scientifica e sistematica sul linguaggio. Il suo modo di parlare riecheggiava dentro di me in modo naturale e quindi anche quella “patina storica” con cui ho rivestito l’idioma di Aphra è emersa spontaneamente.

2- Sapendo che questi fatti sono *in parte* realmente accaduti, come l’ha fatta sentire scrivere di un’epoca nella quale le donne erano poco più che *“proprietà”* degli uomini?
Mi sono sentita investita di una sorta di missione, che mi ha resa determinata a mostrare la grandezza di Aphra e a evidenziare la carica rivoluzionaria insita nelle sue scelte, considerato il contesto storico con il quale si è dovuta confrontare.

3- Su Aphra ha scritto una tesi e un libro, quindi è innegabile che abbia un grande peso nella sua carriera. La considera anche un’ispirazione nella sua vita quotidiana?
Certamente. Quando mi sono trovata di fronte a prove molto dure nella vita e sono stata tentata di gettare la spugna ho spesso pensato a lei, al suo luminoso esempio di “combattente”

4- Il suo rapporto con Aphra è iniziato con la tesi. Considera questo libro una conclusione di tale rapporto o una pietra miliare in una strada non ancora finita?
In parte questo romanzo ha chiuso un cerchio. Mi pare di avere assolto a quella missione di cui parlavo prima e questo mi fa sentire come una brava scolaretta che abbia finito tutti i compiti. Allo stesso tempo però sento anche che il mio rapporto con Aphra si è rinsaldato e mi auguro sia lei ora ad accompagnarmi e a sostenermi, soprattutto nella mia carriera letteraria.

5- Ammetto di non sapere nulla di Aphra al di fuori di quello che ho letto in Memorie di un’avventuriera. Cosa mi consiglia di leggere per poter approfondire questa conoscenza, sia di Aphra stessa che di altri biografi o
scrittori?

Le consiglio di leggere la commedia The Rover, il romanzo Oronooko e la raccolta di poesie, che probabilmente può trovare in italiano soltanto usati, e i due romanzi epistolari Lettere d’amore a un gentiluomo e Lettere d’amore tra un gentiluomo e sua sorella, disponibili anche in traduzione italiana. Inoltre le consiglio di leggersi la biografia di Vita Sackville West, oltre ad alcuni testi, credo disponibili soltanto in inglese, come quello di Maureen Duffy, quello di Angeline Goreau e quello più recente di Janet Todd.

6- Ci sono altre donne come Aphra nel pantheon letterario a cui si ispira o lei è un caso unico?
Nel pantheon letterario a cui mi ispiro ci sono alcune altre scrittrici, appartenenti soprattutto al panorama letterario anglofono, come la stessa Virginia Woolf. In particolare amo le scrittrici vittoriane, come le sorelle Bronte e George Eliot. Tuttavia, al di là dei meriti letterari, penso che Aphra, come personaggio, resti un caso unico. Basti pensare che George Eliot era un nom de plume e che anche le Bronte scrissero usando degli pseudonimi maschili. Queste grandi scrittrici furono costrette a pubblicare con nomi maschili affinché le loro opere fossero prese sul serio e non venissero giudicate in modo preconcetto. Aphra Behn, quasi due secoli prima di loro, usò lo pseudonimo Astrea, un nome femminile. Anche in questo fu molto coraggiosa. Anche in questo era “avanti”.

7- Ho apprezzato molto il modo in cui ha strutturato il racconto, unendo lettere e racconto in prima persona. La sua è stata una decisione presa fin dal principio o si è trattato di una scelta compiuta a metà percorso per rendere il racconto più vivo e toccante?
Si è trattato di una scelta presa a priori, perché per molto tempo mi sono arrovellata su come giustificare la narrazione della propria vita da parte di Aphra e anche su come rendere la fase successiva alla sua morte. Ho pensato che le lettere e le pagine di diario potessero rappresentare una soluzione efficace. Inoltre la scelta di inserire una lettera nell’incipit mi ha consentito di far partire la storia in medias res, con un flashforward, che ho ritenuto avrebbe potuto suscitare la curiosità del lettore

8- Domanda forse banale ma che mi incuriosisce davvero: se potesse incontrare Aphra adesso, cosa le chiederebbe o direbbe?
Le direi un immenso grazie, come donna e come scrittrice

9- Pensa che se non avesse scoperto quasi per caso l’esistenza, le opere e la vita di Aphra la sua carriera come scrittrice sarebbe stata molto diversa?
Penso di sì. Fin da piccola ho sempre scritto e ho sempre voluto scrivere, ma sono cresciuta in una famiglia poco incoraggiante, poco incline a supportare le ambizioni dei figli, dove tendevano a riportarti sempre con i piedi per terra. L’esempio di Aphra mi è servito a continuare a coltivare la mia passione per la scrittura e a credere che prima o poi avrei potuto farcela anch’io.

10- Per concludere, come autrice di vari romanzi e poesie, ha dei consigli per chi si approccia alla scrittura per la prima volta?
Consiglio di leggere moltissimo, soprattutto i classici, e di non avere fretta di pubblicare, ma di farlo solo quando si sente di avere raggiunto un buon livello qualitativo. Almeno questa è stata la mia esperienza e non mi pento del mio esordio tardivo. Aphra Behn esordì tardi, per l’epoca, eppure è stata sepolta nell’angolo dei poeti, tra nomi gloriosi, in Westminster Abbey.

***

A costo di ripetermi per la milionesima volta: grazie. Grazie a Emanuela Monti per aver risposto alle mie domande, grazie a IRELFE per avermi contattato con questa doppia proposta e grazie a voi per aver letto almeno uno dei miei articoli. Buona settimana a tutti!!

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