Alix Writes · Libri

Incontri inaspettati – Prima parte

È successa l’ultima cosa che mi aspettavo: dopo mesi di assenza e silenzio, Morad è venuta al mercato. Sto canticchiando una canzoncina che non so come mi sia entrata in testa ma da lì non accenna a uscire mentre torno al mio banco dopo il pranzo quando la vedo vicina alla bancarella di Anne. È intenta a fissare i fiori profumati in vendita con un cipiglio in faccia che stona con il vociare allegro dei venditori e dei clienti, il rumore di monete tintinnanti che cambiano padrone e i belati di capre e galline.

Mi si blocca il respiro per un attimo e il sapore del pranzo che sento ancora sulla lingua si fa acre di colpo. All’improvviso, i suoni familiari del mercato si fanno stranieri, le facce conosciute scompaiono e tutto quello che vedo è un volto un tempo caro e ora oggetto di maledizioni francamente molto originali e uniche.

Volevo salutare Marcus prima di tornare al lavoro ma vederla mi ha fatto cambiare direzione: senza nemmeno fermarmi a pensare mi giro di scatto e mi allontano da Morad infilandomi tra i carri di Lukas e Andrea, impegnati come al solito a discutere di cavalli con i loro vocioni profondi. Mi limito a un cenno, sicura che mi abbiano a malapena notata mentre passavo di corsa, troppo presi dai loro discorsi, prima di continuare, con il cuore che batte a mille e il cervello che analizza la sua presenza come mai avevo analizzato i testi di studio quando andavo a scuola, il sangue che mi romba nelle orecchie come una marea pericolosa.

Perché è qui? Morad sa benissimo dove lavoro; abbiamo ancora qualche amico in comune e mi hanno detto che spesso faceva domande su di me (nonché commenti sprezzanti, frecciatine e attacchi gratuiti – non che me l’abbiano detto ma la conosco, ha sempre fatto e sempre farà così) quindi immagino che, prima o poi, il mio lavoro al mercato sia saltato fuori. Per carità, non è colpa loro: Morad sa essere subdola e manipolatrice quando vuole ottenere qualcosa.

Perciò la maledetta sa dove lavoro e ha scelto di passare dal mercato apposta per… Cosa? Dimostrarmi che mi ha superata, che non ha paura di attraversare il “mio territorio”? O magari lo vuole dimostrare a sé stessa… Quello che so per certo è che sulla strada di casa sua, a poche miglia da qui, c’è un altro mercato, più grande e fornito del nostro. Di qualunque cosa abbia bisogno, se avesse voluto evitarmi sarebbe potuta andare lì. Ma non l’ha fatto.

Mentre penso a tutto questo ho attraversato di corsa il rumoroso piazzale che divide la locanda dove ho pranzato dal mio banchetto di pani e dolci. Dietro di esso c’è Silvya, collega e sorella, che sta chiacchierando con un cliente con un accento musicale ma straniero. Non lo riconosco, deve essere un viandante di passaggio. Senza una parola mi infilo tra il nostro banco e quello di Luis dietro di noi, attirando lo sguardo stranito di Silvya quando mi siedo per terra con un tonfo e ben poca grazia, nascosta dalla vista dei passati. Il cliente finisce di pagare per poi andarsene, probabilmente stupito dalla mia improvvisa comparsa e ancora più improvvisa scomparsa.

“Tutto bene?”, chiede Silvya, più curiosità che preoccupazione nella voce melodiosa mentre mi rigiro alla ricerca di una posizione comoda sul terriccio duro e costellato di pietre.

“C’è Morad!”, rispondo da sotto il banco, con il profumo fragrante del pane che mi arriva alle narici e spostando un sacco di panini dolci da un lato all’altro per nascondermi meglio. Dal banco dietro di noi Luis incrocia il mio sguardo e alza un sopracciglio in una domanda muta. Gli faccio un cenno a metà tra il “ti spiego dopo” e il “lascia perdere” che lui sembra capire, con mia momentanea sorpresa, rigirandosi per iniziare a trattare con la vecchia Sandera, come tutti i santi giorni. Se c’è qualcuno che non si stanca mai di parlare, di contrattare e rompere le palle è proprio lei, una delle tante presenze fisse e giornaliere del mercato.

“Ah”, fa mia sorella con una mezza risata che cerca di trattenere, abbastanza inutilmente, per non ferirmi. “Questo spiega tutto.”

“Che cacchio ci fa qui? E soprattutto, la vedi? Perché io resto qui sotto fino a quando non se ne va.”

“Oppure potresti salutarla con la manina quando passerà qui davanti”, dice lei incrociando le braccia al petto e ridacchiando. È complicato, lanciarle un’occhiataccia dalla mia posizione contorta, ma faccio del mio meglio per riuscirci: sarà anche la maggiore, ma Silvya deve imparare ad aver paura di prendermi in giro, altrimenti dove andremo a finire?

“Se la vedo, la mia manina probabilmente finirà per darle un pugno sul naso, quindi è meglio evitare”, rispondo, cercando di buttarla sul ridere e iniziando a scavare nel sacco che ho accanto alla ricerca di qualcosa da tirare a Morad nel caso dovesse vedermi. “Anche se il rumore del suo naso che si spezza potrebbe essere un balsamo meraviglioso per la mia sete di vendetta…” Non ho intenzione di colpirla davvero, ma l’idea di avere una qualche arma impropria in mano mi tranquillizza, anche se suddetta arma è un panino leggermente più duro degli altri.

Sento ancora il cuore battermi all’impazzata ma almeno non sono arrossita, mi dico, cercando un qualche lato positivo nella situazione assurda in cui mi ritrovo. Magra consolazione, penso con una smorfia, quando il mio primo istinto dopo averla vista è stata correre a nascondermi. Cerco di dirmi che è perché volevo evitare una lite o un confronto caotico in mezzo alla piazza, dove tutti mi conoscono, se non da anni almeno da mesi passati lavorando fianco a fianco, ma la verità è un’altra e non c’è verso di nasconderla a me stessa: fa ancora male vederla, dopo che le cose sono finite nel modo in cui sono finite.

A questo punto, se seguissi una logica letteraria precisa, dovrei dilungarmi su come ci siamo conosciute, come le cose sono andate a farsi fottere nel tempo e come siamo diventate nemiche giurate. Ma non ho intenzione di farlo perché non c’è molto da dire: eravamo amiche, poi ci siamo allontanate, ci siamo ferite e punto. Fa male ma dubito che sia una storia davvero originale o interessante. Quindi saltiamo questa parte e torniamo al presente, ovvero a me nascosta sotto il carro che usiamo per vendere i nostri prodotti al mercato e mia sorella che si sganascia dalle risate davanti al mio cipiglio solo leggermente esagerato per il suo divertimento.

Monad conosce Silvya, almeno di vista, quindi se passa di qui e la vede molto probabilmente capirà che da qualche parte ci sono anche io, ma al momento non mi interessa, sono più impegnata a capire se il sacco di panini sia una copertura decente. Forse non da campionato di nascondino, ma potrebbe funzionare, almeno per qualche minuto. Mi sto guardando attorno cercando di analizzare la situazione, ridicola ma purtroppo non la peggiore nella quale mi sia ritrovata, quando vedo un paio di gambe purtroppo famigliari che si avvicinano a noi. E no, non si tratta di lei. È qualcuno di peggio, visto che a quanto pare la mia giornata non stava già andando abbastanza male.

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