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I sette mariti di Evelyn Hugo mi ha distrutta – Recensione LGBTQ+ 🏳️‍🌈 #LibriAll’Elba

Uno degli ultimi libri che ho comprato, qualche giorno prima di partire, è stato I sette mariti di Evelyn Hugo, che mi interessava già da un po’ per via della recensione molto positiva di Cindy. L’ho iniziato in treno, tra Torino e Genova, e finito oggi. E lasciate che ve lo dica: è stato uno spettacolo.

Trama

Evelyn Hugo è un’anziana attrice con un passato di incredibile successo. Un giorno, dal nulla, dopo anni di silenzio stampa, Evelyn contatta la giornalista Monique con una proposta: per qualche motivo misterioso ha deciso di raccontare la storia della sua vita alla giovane, e a lei soltanto, perché ne ricavi un libro da milioni di dollari dopo la sua morte. Il centro della biografia sarà la verità sui suoi matrimoni, ben sette, che avevano sconvolto e deliziato il mondo intero decenni prima, ma che nascondono un segreto mai confessato.

Commenti

La prima cosa che voglio sottolineare di questo libro è la bisessualità della protagonista. Poche volte ho letto un romanzo con un personaggio bi così complesso e realistico e ne sono rimasta affascinata.

Evelyn è una figura piena di sfaccettature, tanto positive quanto negative. E’ decisa e pronta a fare tutto quello che serve per ottenere i risultati che vuole, compreso andare a letto e sposare persone che non ama per sfuggire a un padre abusivo e una vita di povertà. La sua non è una vita semplice, ma Evelyn non si ferma davanti a nulla e lotta con tutte le sue forze, anche nei momenti più disperati. Allo stesso tempo è una creatura che cerca l’amore con tutta se stessa, ma che non lascia per questo da parte il suo lavoro o la fama tanto duramente conquistata.

Allo stesso tempo però è una manipolatrice e calcolatrice fredda che spesso usa il suo corpo e la sua sensualità, le persone e la stampa per migliorare la sua immagine, per attrarre spettatori o per creare pettegolezzi che possono servirle in qualche modo. E questi suoi difetti, di cui è consapevole, li descrive e analizza lei stessa, senza mai pentirsene.

Tutto ciò la potrebbero rendere una protagonista spiacevole, eppure il risultato è l’esatto opposto: abbiamo davanti agli occhi qualcuno che si conosce a fondo e non si nasconde dietro nulla, un personaggio che risulta estremamente realistico eppure irraggiungibile allo stesso tempo. Vi prometto che, alla fine della sua storia, magari non la amerete, ma di sicuro non riuscirete mai ad odiarla.

Le sue relazioni (sette matrimoni più la storia del vero amore della sua vita) sono interessantissime e non annoiano mai. Evelyn usa gli uomini come loro usano la sua bellezza e la sua fama di sex symbol per farsi ammirare, arrivando al punto di sposarsi solo due volte per amore, con risultati piuttosto… negativi. Negli altri casi c’è sempre un motivo calcolato, una ragione secondari di cui a volte i mariti sono consapevoli e altri no. Tra tutti, due mariti mi sono rimasti nel cuore, ovvero quello con il suo migliore amico e l’ultimo, con il fratello di un’altra attrice. Non mi dilungherò sui motivi per evitare spoiler, ma sappiate che questi due in particolare hanno permesso a Evelyn di essere finalmente se stessa.

Nonostante tutti i mariti, il vero amore della sua vita è una donna, cosa che la Hugo aveva sempre mantenuto nascosta fino al momento in cui ne parla con Monique, dando inizio a una trama spettacolare che mi ha lasciato con il fiato sospeso fino alla fine.

Durante tutto il romanzo l’autrice tocca temi molto importanti con una maestria non da tutti: se siete sensibili a temi quali omofobia e bifobia, violenza domestica (da parte del padre, anche se solo accennata, e poi da uno dei mariti, descritta più nei dettagli), aborto e manipolazione fate attenzione perché questo potrebbe non essere il libro più adatto a voi. Detto ciò, trovo che I sette mariti di Evelyn Hugo affronti e dia spunto a interessantissimi temi di discussione quali il negare la propria origine (cubana, in questo caso) per avere successo in un mondo dominato da bianchi, ma anche cosa significasse essere omosessuale o bisessuale tra gli anni ’50 e ’80, quando chiunque fosse considerato “diverso” era costretto a nascondersi per non perdere il lavoro.

Per concludere, consiglio a chiunque non si lasci scoraggiare all’idea di leggere la storia di una donna piena di sfumature e non sempre piacevole di procurarsi questo libro: è uno spettacolo. Fate solo attenzione a non restarne emozionalmente distrutti, come nel mio caso.

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